Anche in un mondo virtuale e immateriale arriva un momento in cui una strategia smette di essere teoria e diventa infrastruttura tangibile. Per l’Italia digitale uno di quei momenti, peraltro di importanza strategica, è arrivato con il Polo Strategico Nazionale (Psn): un progetto che non si limita a fornire spazio su server e mettere a disposizione data center evoluti, ma rappresenta la scommessa – concreta e articolata – di dare al Paese un cloud di Stato che punta a essere sovrano, sicuro e affidabile.

L’idea era ambiziosa: far uscire la Pubblica Amministrazione dallo stato di dipendenza da soluzioni tecnologiche prevalentemente extra europee – leggi, delle Big tech americane, sempre più presenti nella Penisola -, ridurre la frammentazione delle oltre 11mila “sale macchine” locali e radunare i servizi critici in un unico ecosistema cloud nazionale, dotato degli standard più elevati di resilienza e sicurezza. Quella visione sta diventando una realtà.

Il Psn non è un’astrazione, ma una società di progetto partecipata da Tim, Leonardo, Cassa Depositi e Prestiti (Cdp Equity) e Sogei, chiamata a gestire una infrastruttura che ospita dati e applicazioni strategiche di Stato, regioni, enti locali e aziende sanitarie.