È un po’ come quella vecchia storia che non si sputa nel piatto in cui si mangia. Vale pure se dentro c’è un hamburger american style. Per carità, succede niente: mica uno è costretto per legge a tessere le lodi di chi gli riempie le tasche, o quantomeno gli impedisce che si svuotino velocemente, ci mancherebbe. Epperò non sta bene. Fai la figura dell’ingrato, dell’ideologico, quantomeno dell’incoerente. Non è che un giorno dici «Trump è un imbroglione fallito che confondeva il suo patrimonio coi suoi debiti» e quello dopo segui le sue crypto-orme nel settore della valuta digitale, punti sull’oro perché l’Ucraina e il Medioriente e lui sempre nel mezzo e sfrutti addirittura lo tsunami dei suoi dazi col resto del mondo. Altrimenti qualcosa non quadra.
Che l’imprenditore, ingegnere, magnate della stampa Carlo De Benedetti non fosse tra i più accaniti fans del presidente Usa Donald Trump è cosa nota e arcinota. Ciò che si sa meno è che sul lato portafoglio, ossia quando si tratta di mettere in ordine i conti della Romed, la holding debenedettiana, non c’è The D. che tenga: anzi, no, il contrario. Tiene proprio lui. Il tycoon maga d’oltre oceano, l’iconico ciuffo arancio, Mr. 47esimo. È la “Trump economy” che sta tenendo a galla De Benedetti.






