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Ultimo aggiornamento: 19:39
Avevano assicurato che il vertice non si sarebbe concluso prima che fosse stata raggiunta una decisione chiara. Ne sono usciti con una promessa, non molto di più. Ma la linea che i vertici di Commissione, Consiglio Ue e Germania avevano tenuto fino a ieri sera si è infranta contro le divisioni degli Stati membri. Nei prossimi due anni l’Unione continuerà a sostenere l’Ucraina con altri 90 miliardi di euro che non arriveranno dagli asset russi congelati – come chiesto negli ultimi mesi da Friedrich Merz, Ursula von der Leyen e Antonio Costa – ma saranno frutto di un un prestito garantito tramite “l’indebitamento dell’Ue sui mercati dei capitali”, ha spiegato il capo dell’esecutivo comunitario al termine del vertice dei leader tenuto a Bruxelles.
La maratona negoziale ha confermato le divisioni della vigilia. A Germania, Francia, Olanda, Paesi baltici e scandinavi favorevoli all’opzione hanno fatto da contraltare i dubbi di natura giuridica espressi da Italia, Bulgaria e Malta ma soprattutto la netta contrarietà di Belgio, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Così si è deciso per il debito comune. “Una buona notizia per l’Ucraina e una cattiva notizia per la Russia”, l’ha definita Merz, ammettendo che la sua proposta di utilizzare direttamente i beni russi immobilizzati negli istituti di credito europei – sconsigliata dall’agenzia di rating Fitch e dalla stessa Euroclear che ne ha in pancia la maggior parte – si era rivelata troppo complicata. Un imbarazzato ottimismo che non ha convinto la stampa teutonica. “Bene per l’Ucraina ma una sconfitta per Merz“, scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung, il principale quotidiano conservatore del paese. “Ha promesso la leadership, ma ha ottenuto una soluzione ponte”, ha titolato Der Spiegel sul web.















