In altri tempi – o forse solo con altri protagonisti – sarebbe esploso un caso nazionale. Le accuse lanciate da Fabrizio Corona nell’ultima puntata di “Falsissimo” contro Alfonso Signorini, durante la quale si è parlato di un presunto “metodo Signorini”, chiamano in causa meccanismi di potere, promesse di visibilità e rapporti ambigui con giovani aspiranti volti televisivi. Secondo quanto raccontato da Corona, il conduttore e co-autore del Grande Fratello Vip avrebbe avvicinato ragazzi eterosessuali prospettando loro un ingresso nel reality o spazio sul settimanale Chi, diretto da lui, in cambio di foto, video o incontri a sfondo sessuale. A sostegno delle denunce, vengono mostrate chat definite compromettenti.

Eppure, a fronte della gravità delle accuse, il caso è rimasto finora confinato ai margini del dibattito pubblico. Nessuna vera ondata di indignazione, poche prese di posizione, un’attenzione limitata da parte dei media tradizionali. Un silenzio che colpisce soprattutto se confrontato con altre vicende analoghe, nelle quali dinamiche di potere, sesso e visibilità hanno acceso reazioni immediate e trasversali. Perché qui no? E cosa ci dice questo vuoto sul modo in cui oggi leggiamo – o scegliamo di non leggere – certi rapporti di forza, soprattutto quando non rientrano nei copioni più classici?. Per provare a decifrare le ragioni di questa non-reazione abbiamo intervistato Giovanna Cosenza, docente di Semiotica all’Università di Bologna e blogger de ilfattoquotidiano.it.