C’è una regola non scritta che Michel Devoret segue da tempo, molto prima che l’Accademia Reale Svedese decidesse di conferirgli il Premio Nobel per la Fisica 2025.
È una frase di Anthony Leggett, un altro gigante della disciplina, che ha ottenuto il Nobel ventidue anni fa: “Se c’è qualcosa, nell’opinione dominante, che non capisci, continua a interrogarla senza tregua per tutto il tempo necessario. E non lasciarti scoraggiare dalle rassicurazioni dei tuoi colleghi fisici che sostengono che il problema sia già risolto”.
Muovendosi in questa zona di disagio concettuale, rifiutando l’idea che la meccanica quantistica fosse soltanto una astrazione matematica limitata all’infinitamente piccolo, Michel Devoret ha contribuito a cambiare il corso della storia tecnologica.
Francese di nascita, formatosi all’École Normale Supérieure e a lungo ricercatore al CEA di Saclay prima di approdare a Yale, Devoret è oggi considerato un "fisico degli ingegneri", una figura ibrida capace di traghettare la teoria più astratta verso la concretezza del silicio e del metallo.
Il suo lavoro all'interno di Google Quantum AI, in particolare lo sviluppo del processore Willow, rappresenta la punta di diamante di una rivoluzione che promette di ridefinire il concetto stesso di calcolo.






