Sulla dismissione della partecipazione dello Stato in Mps, il governo ha rispettato gli impegni presi con la Commissione europea. E lo ha fatto con una operazione trasparente, di mercato. Sulla successiva offerta decisa da Siena su Mediobanca, il ministero dell’Economia non ha avuto nessun ruolo, è stata una decisione autonoma della banca. Il futuro della quota? Cessione non per la cassa ma solo in ottica strategica. Giancarlo Giorgetti, nella sua informativa alla Camera, ha ricostruito con dovizia di dettagli il percorso che ha portato il Monte dei Paschi dal salvataggio pubblico, con pesanti oneri a carico dello Stato, fino alla conquista di Mediobanca e alla creazione di un terzo polo bancario. Sono diverse le novità emerse dall’audizione del ministro. A partire da quelle che riguardano la procedura di cessione del 15% di Mps collocato da Banca Akros attraverso una procedura, usuale sui mercati finanziari, e già utilizzata altre due volte dal Mef per ridurre le quote in Mps, denominata Abb, accelerated book building. Un’operazione che ha portato all’ingresso nel capitale di Siena di Delfin, del Gruppo Caltagirone, di Bpm e di Anima. «Sulla legittimità della procedura», ha rivelato il ministro, «la stessa Commissione europea con nota del 21 ottobre 2025, a seguito di una approfondita istruttoria attivata sulla base di un esposto di Mediobanca, ha concluso nel senso che la procedura di dismissione è stata aperta, trasparente e competitiva». Non solo, Giorgetti ha spiegato che secondo quanto comunicato dal bookrunner, «nessun investitore che ha presentato offerte in seno alla procedura è stato escluso».
Mps-Mediobanca, Giorgetti: nessuna ingerenza e cita la Ue: «Vendita aperta, trasparente e competitiva»
Sulla dismissione della partecipazione dello Stato in Mps, il governo ha rispettato gli impegni presi con la Commissione europea. E lo ha fatto con una operazione trasparente, di mercato. Sulla...






