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Martedì l’Assemblea Nazionale francese, la camera bassa del parlamento, ha approvato in via definitiva la legge sul finanziamento della sicurezza sociale (PLFSS), una delle due parti principali della legge di bilancio per il 2026 e quella che contiene anche la sospensione di una criticata riforma delle pensioni introdotta nel 2023 su spinta del presidente Emmanuel Macron.
L’approvazione della legge è stata una vittoria per il primo ministro Sébastien Lecornu poiché i suoi due predecessori, Michel Barnier e François Bayrou, non erano riusciti a raccogliere abbastanza consensi per far approvare la precedente legge di bilancio con il voto del parlamento: entrambi avevano fatto ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione, che permette di forzare l’approvazione di una legge evitando il voto dei deputati, e i loro governi erano poi stati sfiduciati.
Da anni le opposizioni, sia a destra sia a sinistra, criticano l’utilizzo piuttosto disinvolto di quell’articolo da parte dei governi sostenuti da partiti vicini a Macron, come sono stati quelli di Barnier, Bayrou e della prima ministra Élisabeth Borne (che fra il 2022 e il 2024 l’ha usato 23 volte, anche per forzare l’approvazione di due leggi di bilancio). A differenza degli anni di Borne però, da un anno e mezzo la coalizione macronista – di cui fa parte anche Lecornu – ha perso la maggioranza in parlamento e ha bisogno del sostegno di alcuni partiti dell’opposizione per governare.








