L’otto dicembre il New York Times ha pubblicato la notizia secondo la quale lo sviluppatore di ICE Block, un app per gli smartphone Apple che consentiva agli utenti di indicare i luoghi dove erano stati visti degli agenti dell’immigrazione statunitense, ha fatto causa al Department of Justice contestando la richiesta dell’amministrazione Trump di rimuovere il software dallo store dell’azienda di Cupertino e da quello di Android.
Sicurezza pubblica o pressione politica?
La materia del contendere non è tanto il merito della questione (se sia lecito “mappare” la localizzazione delle forze dell’ordine) quanto il modo in cui l’esecutivo ha ottenuto il risultato di bloccare la diffusione dell’app.
In termini sostanziali, le preoccupazioni espresse dal Department of Justice sono condivisibili: il tracciamento privato degli operatori di polizia da un lato consente ai malintenzionati di muoversi con maggiore “privacy” e, dall’altro, rischia di trasformare gli operatori in “bersagli mobili”. Va anche rilevato, d’altro canto, che il controllo pubblico diffuso sulle attività di polizia — per esempio per documentare la presenza o l’assenza di controllo sul territorio — è un’attività difficilmente contestabile perché riguarda l’esercizio dei diritti politici del cittadino.






