di Stefano BucciScomparso a Bristol, aveva 73 anni. Tra i pi� influenti e originali interpreti della fotografia contemporanea, ha raccontato l’impatto del turismo di massa
Storia (per immagini) di un grande esploratore dell’umanit�, osservatore mai convenzionale, sempre lucidamente critico, ma anche sempre (in fondo) comprensivo delle nostre debolezze. � la storia di Martin Parr, il fotografo-documentarista inglese scomparso ieri a Bristol a 73 anni (era nato a Epsom, nel Surrey, il 23 maggio 1952) proprio mentre il Jeu de Paume di Parigi lo stava per celebrare con la mostra Global Warning che si inaugurer� il prossimo 30 gennaio, un’esposizione che di fatto ripercorre l’intera opera di Parr.
Parr � stato uno dei pi� influenti e originali interpreti della fotografia contemporanea, ha dedicato la vita a esplorare le societ� occidentali, lasciando un segno indelebile nel panorama artistico internazionale. Laureato al Manchester Polytechnic nel 1973, ha inteso la fotografia come strumento di analisi sociologica, rivelando con colore vivace e in modo spesso grottesco le contraddizioni di un mondo in rapido cambiamento. Dal 1994 membro dell’agenzia Magnum, Parr ha segnato un passaggio significativo nella documentazione sociale, illustrando il passaggio dall’industria pesante a una societ� dominata dal consumo e dai servizi. La sua fotografia non si � mai fermata alla semplice osservazione: � stata sempre un atto di critica, un modo affilato per rivelare gli aspetti pi� burrascosi e spesso nascosti della vita quotidiana. Attraverso serie come Last Resort (1986), Bored Couples (1993), Small World (1995), Luxury (1995-2011), Common Sense (1999), Life’s a Beach (2012), Parr ha proposto una visione del mondo scandita da dettagli apparentemente banali e scene di quotidianit� fortemente colorate, che catturano momenti di indulgenza, frivolezza o alienazione. Nelle serie dedicate ai turisti (come appunto Last Resort e Small World), fermati in pose banali davanti a monumenti famosi, o ai bagnanti con i corpi oliati su spiagge sovraffollate, Parr induce lo spettatore a riflettere sull’impatto sociale e ambientale del turismo di massa. La sua capacit� di cogliere il grottesco nel banale ha fatto s� che le sue fotografie si trasformassero in un commento acuto al consumo sfrenato e alla modernit� spesso vuota di significato.









