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Maddalena Berbenni

L'imputato che alza la voce con il pm: «Stai calmo». La richiesta dell'ergastolo e la prova del Dna: «La traccia mista sulla bicicletta, i due non si conoscevano». L'avvocato di parte civile: «Qui non siamo a Garlasco»

«Molte cose sono inquietanti, nulla è più inquietante dell’uomo». Il pm Emanuele Marchisio cita l’Antigone e Moussa Sangare scuote le treccine, poi scivola sullo schienale, poi si accascia sul banco degli imputati, non si capisce se più annoiato o più irritato. Sofocle forse potrà aiutare a decifrare i misteri dell’animo umano, ma in definitiva quello che il 31enne di Suisio ha compiuto nei confronti di Sharon Verzeni, per Marchisio, resta un omicidio «assurdo, una morte che non trova spiegazione», l’esistenza della 33enne che sognava di sposarsi e diventare mamma «una vita spezzata per capriccio sull’altare del nulla, perché questo signore una notte è uscito dal suo tugurio e ha deciso che voleva provare un’emozione. E allora — si rivolge a Sangare — verrebbe da dire vergogna».

La richiesta dell'ergastoloNon poteva chiudersi che con la richiesta dell’ergastolo la lunga requisitoria del magistrato per un omicidio aggravato da minorata difesa, premeditazioni e futili motivi: «Più che futili, inesistenti». Un omicidio ricostruito con minuzia dai carabinieri del Nucleo investigativo, molti dei quali presenti in udienza: «Non tutti gli uomini sono inquietanti, per fortuna — osserva il pm —, e questi ragazzi per un mese hanno lavorato senza sosta», sporcandosi le mani anche quando c’era da scandagliare la vita privata della vittima e dei suoi familiari.