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Silvia M.C. Senette

Giacomo Fornari, musicologo, docente e per due mandati direttore del Conservatorio Monteverdi di Bolzano, racconta sui social la musica classica: «Il mio sogno sarebbe cercare di conquistare nuove fasce di pubblico»

Occhiali da intellettuale, cravatta d’ordinanza e cadenza impreziosita da una «r» moscia che sa di accademia. Il professor Giacomo Fornari, musicologo, docente e per due mandati direttore del Conservatorio Monteverdi di Bolzano, da qualche mese è su Instagram, trasformando le sue competenze in pillole social, inaspettatamente virali. Oggi la «tendenza Mozart» è diventata culto anche grazie all’attesa e alla grande promozione di Amadeus, miniserie in cui Will Sharpe veste i panni di Mozart su Sky (dal 23 dicembre) e in streaming su Now, reinterpretazione dell’opera teatrale di Peter Shaffer e del celebre film del 1984 di Miloš Forman.

Le 200mila visualizzazione in un mesePer Fornari, sono i figli ventenni, Maximilian e Anne Sophie a fargli da registi e social media manager, spingendolo a essere divulgativo. Fornari ha raggiunto quasi 200mila visualizzazioni nell’ultimo mese. A trainare il tutto, proprio il reel su Mozart a Bolzano che ha superato le 55mila visualizzazioni. «Parliamo, virtualmente, di metà della popolazione di Bolzano - riflette stupito Fornari -. Il segreto sta nell’aneddoto. Sono un grande esperto di Mozart, per me è quasi una religione, ho riscoperto una frase corrosiva del compositore che, nel 1772, definiva Bolzano “una stamberga di porci”. Ho vinto facile». Nel reel, il musicologo svela il retroscena di tanta acredine. «Il genio di Salisburgo, che pure adorava l’Italia, non amava la città altoatesina. Bolzano era un’inevitabile tappa di passaggio, dove doveva cambiare i cavalli dopo un viaggio faticoso, trovando puntualmente pioggia o neve - racconta -. Ma c’è di più: ogni volta che arrivava, apprendeva la notizia della morte di un amico di famiglia, una “sorpresina” che il ritardo delle comunicazioni dell’epoca gli riservava proprio a Bolzano. Questa combinazione di circostanze lo rese un po’ ostile a Bolzano». Nonostante l’affondo, il legame tra l’artista e il Trentino-Alto Adige è profondo, come dimostrano le scoperte di Fornari in quarant’anni di studi. «Un ritratto sconosciuto di Mozart individuato a Trento, una tomba postuma a Rovereto e persino un Allegro per clavicembalo scovato a Vipiteno».