di Luciano Canfora

Aveva intrapresa la carriera facendo leva sulla plebe urbana. Ma le campagne militari spesso vittoriose, da lui protratte per anni e anni (58-51 a.C.) gli fornirono una base politica ben più solida

Molti anni fa, in un dimenticatissimo manuale di grammatica, il comparativo e il superlativo venivano spiegati così: «Cesare è grande, Augusto è più grande, Mussolini è grandissimo». A parte l’involontaria comicità, vi era, in questo conato didattico, un elemento indicativo. Cesare, infatti, ad un certo momento era stato retrocesso in seconda fila come modello cui il regime intendeva richiamarsi. Gli era passato avanti Augusto “occidentalista” e restauratore della tradizione. Un influente accademico, Emilio Bodrero, organico quanto possibile al regime, trovò la formula: Cesare era stato «la prima camicia nera della Rivoluzione (fascista)». Un altro esponente – dotto e non banale – della cultura in auge all’epoca, Mario Attilio Levi, sostenne invece, in sede autorevole (l’Enciclopedia Italiana), che il disegno politico di Cesare, stroncato alle Idi di marzo del 44 a.C., sarebbe stato in realtà l’instaurazione di una monarchia universalistica sul modello ellenistico (donde, tra l’altro, la ostentata presenza di Cleopatra in Roma). L’articolo non piacque al Duce.Ma chi fu davvero, politicamente, Giulio Cesare (100-44 a.C.)? Cosa intendeva porre in essere sul terreno dell’ordinamento statale? Il solo dato certo è che, non sentendosela di cambiare la forma dello Stato, egli dilatò quanto possibile una magistratura prevista dalla costituzione repubblicana, cioè la “dittatura”. E creò, così, di fatto, un inedito: il Cesarismo; cioè un equilibrio politico che, pur non cambiando gli ordinamenti, di fatto li snaturava attribuendo centralità e potere ben più che annuale a un “capo”. Il quale poteva contare sulla fedeltà alla sua persona della massa militare, divenuta, dopo la riforma dell’esercito attuata da Gaio Mario, un soggetto sociale decisivo ben più della plebe urbana.La carriera, Cesare l’aveva intrapresa facendo leva appunto sulla plebe urbana. Ma le campagne militari spesso vittoriose, da lui protratte per anni e anni (58-51 a.C.) gli fornirono una base politica ben più solida: gli consentirono di diventare il capo carismatico di una massa proletaria-militare fedele a lui, non alla Repubblica. Questa è la sostanza del Cesarismo.