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Alessandro Sala
«Chiediamo leggi per vietarne la vendita e la conservazione su ghiaccio mentre sono ancora in vita». La conduttrice al fianco delle nove associazioni promotrici della campagna «Dalla parte dei crostacei»
Tra aragoste in bellavista, spaghetti all'astice, paccheri al granchio, scampi in guazzetto, cocktail di gamberi e altro ancora le riviste e le trasmissioni di cucina in questo periodo suggeriscono molte ricette a base di crostacei per la cena della vigilia di Natale, tradizionalmente imperniata sul pesce. Le pescherie sono prese d'assalto e molto spesso mettono in vendita animali ancora vivi, con le chele legate e a volte conservati ancora coscienti - e quindi senzienti e in grado di provare dolore, paura e stress - su letti di ghiaccio granulato. La sofferenza di questi animali, per quanto silenziosa, è molto forte.
Per questo motivo non poteva non essere rilanciata proprio in questi giorni la campagna «Dalla parte dei crostacei» - promossa da una coalizione di associazioni guidata da Animal Law Italia e che comprende anche Animal Equality, Ciwf, Enpa, Essere Animali, Lav, Leal, Lndc e Oipa -, che con una petizione online che ha raccolto fino ad ora circa 10 mila firme chiede che vengano approvate norme che vietino di vendere questi animali ancora vivi, ma anche di conservarli a contatto con ghiaccio o acqua con ghiaccio. E, ancora, che sia vietata la loro bollitura da vivi, compresa la tecnica del lento innalzamento della temperatura dell'acqua, pratica che comporta sempre prolungate sofferenze. Si gioca molto sull'equivoco per cui non tutti gli animali sarebbero in grado di provare dolore e sofferenza. I crostacei sono tra quelli ritenuti indenni. Ma non è così e per questo viene chiesto anche il loro riconoscimento formale come esseri senzienti.






