di

Maria Egizia Fiaschetti

Massimo Ghini: «Il ticket può funzionare contro la ressa, ma temo problemi organizzativi»

«Quando tornerò a Roma (in questi giorni l’attore è a Taranto per la tournée teatrale de Il vedovo, ndr) mi metterò in fila con tanto di documento che comprova la residenza... sempre che non serva una parola d’ordine del tipo: “Aho’ ‘ndo devo anna’?”». In alternativa Massimo Ghini è disposto a vendere i biglietti — 2 euro la somma che da gennaio i turisti dovranno pagare per accedere alla Fontana di Trevi — magari emulando i centurioni che, durante una passeggiata vicino al Colosseo, gli hanno strappato un sorriso con la battuta: «Do you want a picture with an old Roman?» («Vuole una foto con un antico romano?»).

Da ex consigliere comunale nella giunta di Francesco Rutelli, come valuta la scelta del Comune di introdurre il ticket a pagamento per la Fontana di Trevi?«Ho abitato per dieci anni in via Rasella, a 500 metri dalla fontana... immagino che delirio si creerà con le file nei vicoli per accedere al monumento... Sono un sostenitore della giunta Gualtieri, ma conoscendo la capacità organizzativa degli italiani, dei romani in particolare, voglio vedere come andrà a finire... Confido nell’intelligenza degli amministratori, che abbiano chiamato qualche architetto giapponese per una consulenza su come far funzionare le cose».