«Se l’Ucraina non negozierà sulla cessione dei territori, li prenderemo con la forza», «dialogo improbabile con gli attuali leader europei, sono dei porcellini», «la nostra priorità è migliorare le nostre forze nucleari strategiche». Chi ancora descrive il presidente russo Vladimir Putin come desideroso di arrivare a un accordo, dovrebbe rileggere con attenzione le dichiarazioni rilasciate ieri. La sintesi è la solita: pronti a negoziare, se ci date tutto ciò che chiediamo. E Zelensky avverte: «Abbiamo ricevuto segnali regolari da Mosca: stanno preparando il 2026 come un anno di guerra». Politico, intanto, spiega che le delegazioni di Russia e Usa si incontreranno a Miami nel fine settimana per proseguire le discussioni sul piano di pace: «Secondo una fonte vicina alla questione, si prevede che la delegazione russa includa il capo del fondo sovrano Kirill Dmitriev. L’inviato speciale dell'amministrazione Trump, Steve Witkoff, e il genero di Trump, Jared Kushner, dovrebbero rappresentare la parte statunitense».

Torniamo a Mosca. Lo zar ha ricordato che è pronto il missile ipersonico Oreshnik che secondo fonti dell’esercito russo «è in grado di raggiungere tutta l’Europa». I media fedeli al regime sottolineano che «in 11 minuti può arrivare in Polonia, in 17 a Bruxelles». Il ministro della Difesa russo, Andrei Belousov in una riunione ha spiegato che «la Russia si prepara a continuare l’offensiva in Ucraina anche nel prossimo anno, il compito chiave è mantenere e aumentare i ritmi dell’offensiva raggiunta». Certo, nella postura e nella propaganda di Putin conta la necessità di tenere acceso il fuoco del consenso interno e di alzare la posta al tavolo dei negoziati. In attesa di ricevere il nuovo piano di pace, frutto delle trattative di Berlino tra ucraini e statunitensi, Putin punta a dividere l’Occidente. Elogia Trump e con dichiarazioni che ricalcano la retorica del presidente americano, riversa tutte le responsabilità sul suo predecessore, Joe Biden, e sui leader occidentali: «Gli europei come porcellini si sono uniti in questo lavoro dell'amministrazione americana - riferimento a Biden -, nella speranza di trarre profitto dal crollo del nostro Paese.