TREVISO «Non sapevamo nulla, non avevamo capito. Se ne stava sempre nella sua cameretta, tranquillo. Non immaginavamo». Non hanno saputo dire altro i genitori del 15enne accusato di terrorismo quando si sono visti gli agenti della Digos di Milano e di Treviso entrare in casa. Non immaginavano che loro figlio, magari un po’ più taciturno, nella propria cameretta stesse allestendo un arsenale. Gli agenti hanno trovato le parti in legno necessarie per allestire lo scheletro di un fucile più i meccanismi per farlo funzionare. E c’erano anche i componenti per allestire un ordigno esplosivo e quella che assomiglia molto a una molotov. E poi i disegni, alcuni realizzati su normalissimi fogli in uso in ogni scuola. Erano stilizzate armi, figure umane che impugnano fucili. Ma anche istruzioni su come queste armi si montano, sui meccanismi che le compongono. Tutti elementi che hanno convinto il pubblico ministero della Procura dei Minori di Venezia a chiedere un provvedimento di custodia cautelare subito accolto dal Giudice per le indagini preliminari. Il ragazzo, mentre gli agenti rovistavano nella sua cameretta sotto gli occhi increduli dei genitori e mettevano sotto sequestro il suo computer, è rimasto in assoluto silenzio.
Terrorismo, mamma e papà del 15enne arrestato: «Stava sempre chiuso in camera sua, non immaginavamo nulla»
TREVISO «Non sapevamo nulla, non avevamo capito. Se ne stava sempre nella sua cameretta, tranquillo. Non immaginavamo». Non hanno saputo dire altro i genitori del 15enne accusato di...








