In questo nostro Paese dove le riforme fiscali sono come le foglie d'autunno – cadono sempre, ma mai dove servono – l'Unrae, che è l'associazione di chi rappresenta le auto estere in Italia, ci rammenta l'urgenza di rivedere il trattamento delle vetture aziendali.

La definiscono "il più grande moltiplicatore di crescita", una frase che suona come uno slogan ma che nasconde una verità prosaica: se allinei la fiscalità italiana alle "best practices" europee, quelle in chiave "verde", ecco che magicamente crescono gli acquisti di auto ecologiche, si diffondono veicoli "virtuosi", e il parco circolante si rinnova, producendo un usato di ultima generazione.

Benefici per tutti: ambiente più pulito, strade più sicure, imprese più competitive, e persino l'erario che incassa di più.

Un'utopia? No, solo buon senso, dice Roberto Pietrantonio presidente Unrae, che di queste cose se ne intende.

Pensate: nel biennio 2024-2025, il Governo ha sborsato la bellezza di 923,4 milioni di euro per spingere l'acquisto di auto a zero o bassissime emissioni, immatricolando oltre 90.000 esemplari nella fascia 0-60 grammi di CO2 per chilometro. Ma l'Unrae, con le sue analisi, ci dice che si può fare di meglio con molto meno: bastano 85 milioni netti a carico dell'erario, tramite "limitati aggiustamenti" alla deducibilità fiscale delle auto aziendali, per incentivare oltre 100.000 vetture green.