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Ultimo aggiornamento: 16:21
“Scendere nell’arena, arrivare nei gangli della società. Anche in modo aggressivo”. È così che l’industria nucleare italiana immagina il proprio futuro. Le parole sono di Stefano Monti, presidente dell’Associazione Italiana Nucleare, pronunciate il 12 dicembre durante un seminario online seguito da poche decine di persone e che oggi raccoglie una cinquantina di like. Non un lapsus, ma una linea strategica: alla spinta tecnologica va affiancata una spinta comunicativa, territoriale, capillare. Convincere il Paese, prima ancora che costruire gli impianti.
La coincidenza temporale è rivelatrice. Mentre Monti invita a “scendere nell’arena” e a dotarsi di “finanziamenti adeguati” per una comunicazione più aggressiva, il governo accelera sull’incardinamento del disegno di legge sul nucleare “sostenibile”, promettendo una nuova stagione di cantieri e rilancio industriale. Ma nello stesso momento, uno dei progetti simbolo di questa strategia si arena davanti al Tar per un errore di Excel.
Il caso è quello del Dtt, il Divertor Tokamak Test in costruzione a Frascati, impianto sperimentale sulla fusione nucleare indicato come pilastro della filiera nazionale e ponte tecnologico verso Iter, il grande reattore internazionale in costruzione in Francia. Un progetto finanziato con fondi europei, caricato di valore scientifico e politico, che oggi rischia ritardi pesanti per un corto circuito amministrativo.






