Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
16 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 15:18
Tra i vari meriti della denuncia che ho presentato insieme a un gruppo di giuristi prima alla Procura di Roma e poi alla Corte penale internazionale contro Crosetto, Meloni e Tajani – con l’ulteriore aggiunta, nella seconda fase, dell’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani – c’è stato anche quello di far emergere il vero volto di Crosetto dalla crosta di bonomia e moderazione di cui il ministro si era a lungo ammantato, in modo invero efficace al punto tale da suscitare, in varie occasioni, sentimenti di autentica simpatia perfino in un vecchio comunista incallito e fino a un certo punto smaliziato come il sottoscritto.
Ora Crosetto fa fuoco e fiamme, in un’intervista rilasciata ad Atreju al direttore Travaglio, insultando volgarmente (“schifosi”) chiunque abbia osato “affiancare” il suo nome e quello della sua capintesta Meloni al termine di genocidio e minacciando, con fare oltremodo intimidatorio, addirittura pene vita natural durante e chissà magari anche in perpetuo, forse suggerendo a un ipotetico Dante Alighieri dei giorni nostri che fosse però, a differenza dell’originale, estremamente ligio al potere, la creazione di una nuova bolgia infernale di calunniatori/diffamatori dell’autorità costituita.






