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16 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 13:16
Le parole di Matteo Salvini sono arrivate fino in Russia, dallo studio tivù di “Quarta Repubblica” su Retequattro. Al Cremlino non sono dispiaciute affatto, anzi. “Se non ci sono riusciti Hitler e Napoleone con le loro campagne di Russia, a mettere in ginocchio Mosca, difficilmente ci riusciranno Kaja Kallas, Macron, Starmer e Merz”: una passaggio velenoso per gli atlantisti ostili alla cessione del Donbass ucraino. Musica, invece, per Putin. Su Telegram Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, sottoscrive ogni sillaba pronunciata ieri sera da Salvini: “Il paragone è preciso, la conclusione è indiscutibile”.
Sono note le posizioni critiche del Carroccio contro l’Europa e la Nato, sulla guerra in Ucraina. Gli atlantisti corrono al riarmo. La Lega sostiene lo stop all’invio di armi a Kiev per facilitare il negoziato diplomatico. I sostenitori di Kiev da tempo accusano Salvini di eccessiva vicinanza al nemico russo. Certo non giovano le foto con la faccia di Putin stampata sulla maglietta, scattate nella piazza rossa del Cremlino durante un viaggio in Russia del 2014. Altri tempi. Eppure dal 2022 la Lega non ha mai fatto mancare il sostegno parlamentare al decreto per autorizzare il sostegno militare. Quest’anno identico balletto: dopo aver annunciato il no, la Lega si muove di nuovo verso il sì per le armi all’Ucraina. Ma il discorso di Salvini – sulla Russia che neppure Hitler e Napoleone sono riusciti a piegare – di certo non è piaciuto agli atlantisti d’Italia. “Mi hanno accusato di essere putiniano, trumpiano, orbaniano”, ha attaccato Salvini ieri sera dallo studio di di “Quarta Repubblica” su Retequattro. Ma il partito non appare compatto dietro al segretario.












