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Shahin è libero "perché non è pericoloso", la linea del sindacato di Landini. FdI in tackle: "Non ci stupisce"

Il copione è sempre lo stesso: la Cgil riesce ancora una volta a spostare il baricentro lontano da fabbriche, salari e contratti per infilarsi a gamba tesa nel campo dell’ideologia. Stavolta il sindacato di Maurizio Landini si è fatto notare per l’esultanza legata alla liberazione dell’imam di Torino Mohamed Shahin, un’euforia tale da sembrare una vittoria sindacale, un avanzamento dei diritti dei lavoratori o chissà quale progresso civile.

Il punto, però, non è solo la notizia in sé, ma il riflesso automatico di un sindacato che sembra aver smarrito ogni bussola. Invece di interrogarsi sull’opportunità politica e sociale di certi messaggi, la Cgil sceglie di schierarsi - per l'ennesima volta - dalla parte più rumorosa e ideologica del fronte radicale. Dopo aver partecipato a iniziative e sit-in, il sindacato ha parlato apertamente di “vittoria per la comunità torinese e per lo stato di diritto” a proposito della decisione della Corte d’appello. Senza ovviamente citare le posizioni dell’egiziano, dal 7 ottobre alla situazione a Gaza. E non è tutto. Nel giustificare la contentezza, la Cgil ha tenuto a precisare che Shahin è libero “perché non è pericoloso”, riporta Repubblica. Con buona pace del giudizio del Viminale e delle autorità.