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Uno dei due attentatori che hanno ucciso 15 persone a Bondi Beach, una delle più famose e frequentate spiagge di Sydney, in Australia, aveva un regolare porto d’armi e sei armi intestate a suo nome. L’Australia ha una normativa piuttosto rigida sul possesso di armi, spesso indicata come un modello per limitare violenze e sparatorie di massa. Le leggi però non sono uniformi in tutti gli stati e i territori che compongono il paese, e negli ultimi anni sono state fatte varie modifiche criticate perché ritenute più permissive.

La legge australiana sul possesso di armi venne modificata il 10 maggio del 1996, 12 giorni dopo l’attentato più grave nella storia del paese. Un uomo armato, Martin Bryant poi condannato a 35 ergastoli, uccise 35 persone e ne ferì altre 23 a Port Arthur, nello stato della Tasmania. Una delle conseguenze di quella sparatoria fu un ripensamento radicale delle norme sulla detenzione delle armi, che passò dall’essere un diritto intrinseco (come è considerato in alcuni paesi, tra cui gli Stati Uniti) a un privilegio che i cittadini dovevano dimostrare di poter ricevere.

La legge rese illegale importare, acquistare, possedere, vendere o usare molti modelli di armi, tra cui alcuni fucili d’assalto spesso usati in attacchi di massa, altri fucili semiautomatici e i fucili a pompa. Venne avviata anche una campagna di riacquisto di armi da parte dello Stato e in un anno furono comprate a prezzo di mercato dai loro proprietari circa 650mila armi appena vietate.