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Rob Reiner ha riscritto il cinema degli anni '80 e '90 e noi critici (anche quelli che si credono assolti sono lo stesso coinvolti) non ce ne siamo accorti

Sarebbe troppo facile, o troppo pigro, scrivere che quella Hollywood non esiste più. Che l'idea di cinema di Rob Reiner, trovato morto a 78 anni con la moglie Michele Singer nella loro villa a Los Angeles, non sia più di casa nel cinema americano. Ma è così. Perché scorrazzare liberamente da attore, sceneggiatore e regista nel cinema e nella tv mainstream toccando generi e formati diversi, davanti, di dietro e di lato della macchina da presa, anche come produttore (fondò la Castle Rock Entertainment dal nome della cittadina immaginaria dove l'amato Stephen King ha ambientato tante storie), è qualcosa di impensabile oggi in una Hollywood stretta tra piattaforme omologanti e grandi studios in preda al miglior offerente come Warner Bros., contesa tra Netflix e Paramount e la sua offerta ostile (se il buongiorno si vede dal mattino...).