"Dovranno allargare parecchio le patrie galere perché ci faremo arrestare in parecchi. Ricordiamoci, i detenuti pesano sulla spesa pubblica: il nostro è un Paese che ha un debito pubblico importante, quindi visto che le pene non sono retroattive non gli conviene". Così Marco D'Amore, che è stato tra i protagonisti di Gomorra, dove interpretava Ciro Di Marzio, l’immortale, ed è ora il regista della nuova serie Gomorra – Le origini, risponde a chi gli chiede di commentare l'intervento di Roberto Saviano che ha parlato nei giorni scorsi sul Corriere della Sera di una "proposta di legge" presentata da Maria Carolina Varchi, deputata di Fratelli d'Italia".
La proposta di legge, ha spiegato Roberto Saviano: “Prevede l'estensione dell'articolo 416 bis introducendo il reato di 'apologia e istigazione' dei comportamenti mafiosi. La norma punirebbe dai 6 mesi ai 3 anni di carcere e multe fino a 10 mila euro per chiunque, anche attraverso opere artistiche, media, musica o social, rappresenti o 'esalti' la criminalità organizzata. Le pene sarebbero aggravate se il contenuto fosse diffuso tramite stampa o strumenti digitali”, ha denunciato ancora Roberto Saviano, autore del libro dal quale è stata tratta la serie, spiegando che "di fatto, la legge esporrebbe fiction, libri, canzoni, post online al rischio di sanzioni penali e il confine tra racconto, analisi e apologia resterebbe vago e discrezionale". Il testo è alla Camera da ottobre, ma nei giorni scorsi è stato assegnato alla commissione Giustizia.






