Sta per aprirsi una nuova, dolorosa pagina giudiziaria relativa alla memoria di Stefano D’Orazio. Davanti alla Corte d’Appello di Roma prende infatti il via il secondo grado del processo che contrappone la vedova dello storico batterista dei Pooh, Tiziana Giardoni, e Francesca Michelon, la figlia riconosciuta dopo la sua morte, che ha avanzato una richiesta economica risarcitoria pari quasi a 100mila euro. Una battaglia legale che riporta sotto i riflettori una vicenda intima e familiare, trasformandola ancora una volta in materia di cronaca, con grande amarezza di chi ha conosciuto e amato l’artista.
Tra gli amici più stretti di D’Orazio e tra i suoi compagni di una vita musicale, il sentimento prevalente è un misto di oppressione e tristezza. L’idea che l’eredità di Stefano venga discussa pubblicamente, tra cifre e ricorsi, è vissuta come un tradimento dello spirito con cui il musicista ha attraversato la sua carriera. Il pensiero che circola è che "Stefano era un grande artista e come tale andrebbe ricordato. Un principio semplice, che oggi sembra però soccombere sotto il peso delle aule di tribunale. San Basilio diceva che il denaro è lo sterco del diavolo e probabilmente non aveva torto. Anche il direttore di Novella 2000, Roberto Alessi, commenta: “È una situazione terribile. È brutto che il nome di un grande artista venga ricordato per questa storia e non per il suo grande valore creativo".











