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Il fallimento dell'esperimento Invitalia dimostra che il pubblico da solo non basta. Ma dimostra anche che senza il pubblico nessun privato serio si avvicina a Taranto. È questo il compromesso da accettare, senza infingimenti ideologici

Oggi non si apre soltanto una busta. Oggi si apre o si chiude per sempre la partita industriale forse più importante del momento. I commissari di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria sono chiamati a dire se l'ex Ilva può ancora essere salvata o se il Paese ha definitivamente scelto la strada dell'irrilevanza industriale, mascherandola da tutela ambientale e da difesa di diritti che non sempre sono tali.

Dopo tredici anni di gestione stravagante quando non dissennata, decreti tampone, ricorsi incrociati, volgare propaganda, ipocrisie e 50 miliardi di Pil bruciati, non esistono più alternative credibili. O si accetta un piano di risanamento-rilancio vero, con capitali privati, sacrifici sociali e un intervento diretto dello Stato, oppure si prenda atto che l'Italia rinuncia all'acciaio primario e diventa dipendente dall'estero per ogni infrastruttura strategica.