Lo accusavano di aver rubato tre arazzi fiamminghi dal Duomo di Torino e 66 fra dipinti e statue dal convento di San Francesco a Susa. Opere mai ritrovate, tranne un quadro appeso nella casa parrocchiale di Pecetto. E ora, a distanza di quasi due anni da quel ritrovamento, monsignor Marino Basso, noto anche come esorcista, racconta quanto ha vissuto durante l’inchiesta che lo vedeva accusato di furto aggravato.
La sua posizione è stata archiviata, così come quella degli altri tre indagati: «Non lo auguro neanche al mio peggior nemico, anche a causa della grande attenzione mediatica – spiega il parroco con accanto il suo avvocato, Maurizio Caldararo, che ha sempre confidato nella piena estraneità del monsignore e ha contribuito all’esito del procedimento con approfondite indagini difensive - È stato un terremoto, ho sofferto ma non è mai mancato il sostegno della diocesi e dei miei parrocchiani. E io sono sempre stato tranquillo: all’arcivescovo Roberto Repole ho detto da subito che, se avessi avuto un milionesimo della responsabilità contestata, gli avrei portato le chiavi della parrocchia la sera stessa».
Era il 30 gennaio 2024 quando i carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio culturale hanno perquisito la parrocchia di Pecetto e hanno trovato un dipinto che rientrava nell’elenco delle opere trafugate dal convento di Susa: «Era appeso a una parete della casa parrocchiale ma erano stati i miei collaboratori ad arredare l’appartamento: io non ne sapevo nulla e mancano gli inventari che permetterebbero di accertare se fosse stato trafugato».







