In pochi decenni, da quando PT Vale Indonesia ha avviato lo sfruttamento del nichel a Sorowako e Labota, sull’isola tropicale di Sulawesi, le comunità locali – indigeni, agricoltori, pescatori – hanno visto cambiare ben più che il solo paesaggio. Quelli che un tempo erano villaggi di pescatori oggi sono inglobati in città fondate su giganteschi complessi industriali. Sorowako, da sola, è una città-industria da 15 miliardi di dollari che si estende su 3.000 ettari e comprende acciaierie, centrali a carbone e impianti di lavorazione di nichel e cobalto, con un proprio aeroporto e un porto marittimo. In pochi anni l’Indonesia è diventata un attore chiave della transizione energetica e gioca un ruolo centrale nella filiera globale delle batterie per le auto elettriche. Si tratta di un’attività estrattiva che oggi viene considerata necessaria, ma che solleva interrogativi sempre più pressanti sui suoi costi ambientali e sociali.

La crescita rapidissima nell’arcipelago ha generato conflitti territoriali, un’alta densità di popolazione, condizioni di lavoro precarie e un inquinamento diffuso, ora documentato da nuove misure effettuate da Source International, un’organizzazione non governativa con sede in Italia che fornisce supporto scientifico e legale gratuito a comunità vulnerabili, monitorando l’inquinamento ambientale e le violazioni dei diritti umani legate alle attività estrattive.