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Sabato sono continuati gli scontri al confine tra Thailandia e Cambogia, nonostante poche ore prima il presidente degli Stati Uniti avesse annunciato che, attraverso la sua mediazione, i due paesi si erano accordati per un cessate il fuoco. Gli scontri fra i due paesi erano ricominciati lunedì scorso, dopo settimane di tensioni al confine. La Thailandia aveva bombardato la Cambogia sostenendo che l’esercito cambogiano avesse infranto per primo un precedente accordo di cessate il fuoco che durava da fine luglio. Negli ultimi giorni almeno 24 persone sono state uccise e circa 700mila evacuate.
Durante la settimana Trump aveva sostenuto di poter fermare gli scontri semplicemente alzando il telefono, e venerdì, dopo aver parlato sia con il primo ministro thailandese Charnvirakul che con quello cambogiano Hun Manet, aveva annunciato sul suo social Truth che i due avevano acconsentito a fermare gli attacchi immediatamente: questo però non è successo.
Sabato mattina sembrava che i due paesi fossero vicini a raggiungere un nuovo accordo: il primo ministro della Malesia Anwar Ibrahim, che in questi mesi è stato uno dei mediatori, aveva scritto sul suo profilo Facebook di aver parlato con entrambi i leader di un possibile cessate il fuoco, che sarebbe potuto entrare in vigore alle 16 di sabato (ora italiana). Poco dopo Manet aveva detto di sostenere questa proposta, mentre Charnvirakul l’ha di fatto respinta, dicendo che nessun accordo era stato raggiunto e che la Thailandia avrebbe continuato a combattere.













