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Ultimo aggiornamento: 9:21
Trent’anni fa, il tribunale di un paese marginale nella storia del calcio emise una sentenza che avrebbe stravolto lo sport più popolare del pianeta. Protagonisti di questa vicenda, un giocatore belga assolutamente “normale” (Jean-Marc Bosman), un club fondato nel 1892 (RFC Liegi), un avvocato trentenne specializzato in diritto sportivo ed europeo (Jean-Louis Dupont) e i poteri forti del football europeo, sconfitti in tribunale con una sentenza storica. Quel giorno di trent’anni fa, il 15 dicembre 1995, la Corte di Giustizia Europea, sede in Lussemburgo, diede infatti ragione (sentenza C-415/93) al trentunenne centrocampista Jean-Marc Bosman che, il 6 ottobre 1993, aveva sottoposto all’attenzione dei giudici il suo caso personale, in cui era arrivato allo scontro con il RCF Liegi: il club gli aveva infatti impedito di accordarsi con un’altra squadra. Il verdetto, in nome della libera circolazione dei lavoratori dipendenti (articolo 39 del Trattato di Roma, 1957, ora articolo 45 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea), consentì ai giocatori a fine contratto di cambiare squadra senza il pagamento della quota di trasferimento e concesse di poter avviare contatti con altre società nei sei mesi precedenti la scadenza del rapporto con il club di appartenenza. La sentenza-Bosman vietò di conseguenza le restrizioni sui giocatori stranieri all’interno dell’Unione Europea (il limite in quel momento era di tre per squadra) e provocò un effetto terremoto nel mercato dei trasferimenti. La norma fu estesa agli altri sport professionistici all’interno dell’UE. Il mondo del calcio, in particolare, fu letteralmente stravolto da questa storia. La libera circolazione dei giocatori comunitari, senza più restrizioni, provocò una vera rivoluzione. Le squadre cominciarono a reclutare a mani basse gli stranieri, riducendo drasticamente il numero dei calciatori reclutabili per le nazionali. I campionati più ricchi – Serie A, Premier, Liga e Bundesliga, nella Ligue 1 francese l’impatto della sentenza-Bosman è stato diverso – si assicurarono i calciatori migliori in circolazione, aumentando in questo modo il divario rispetto alle altre leghe, ma creando problemi anche al movimento di base. L’Italia delle due qualificazioni mondiali mancate di fila è stata forse la nazione meno accorta, in cui l’invasione di giocatori provenienti dall’estero non ha avuto il contrappeso dello sviluppo e degli investimenti nei settori giovanili.






