Quando eravamo giovani figli di operai (mio padre era un operaio cattolico specializzato, un bravissimo foto incisore, iscritto alla Cgil e segretario di una commissione interna) si diveniva comunisti, nella Torino degli Anni Chiacchieravo qualche giorno fa con Giulio Sapelli e gli ho detto, Giulio, ho un dilemma filosofico, una cosa da drammone politico, una domanda: «Ma voi, compagni, chi siete?». Quel volpone del Sapelli non si è lasciato sfuggire il problemone. Eccolo qui, confezionato al naturale. Ne è venuto fuori un “come eravamo” in sei punti che per contrappasso è ciò che non sono e non possono essere più i compagni. Buona lettura. ms

Quando eravamo giovani figli di operai (mio padre era un operaio cattolico specializzato, un bravissimo foto incisore, iscritto alla Cgil e segretario di una commissione interna) si diveniva comunisti, nella Torino degli Anni Sessanta, perché esistevano gli operai comunisti che parlavano come a quel tempo parlavano i professori universitari. Nelle sezioni territoriali del Pci la biblioteca era aggiornata e seguita sempre da un vecchio pensionato responsabile sia dell’acquisto dei libri, sia della vigilanza sulla loro lettura, che doveva essere costante e orientata verso tutte le posizioni politiche e tutte le sfumature dei generi del romanzo, sino alla poesia moderna e contemporanea, senza che mancassero i classici, tanto della letteratura quanto dell’economia e della sociologia. Il pensiero marxista si mescolava con un orizzonte culturale molto ampio e variegato, cattolico in primis.