C’è un’inversione di tendenza. Dopo decenni di spopolamento, saracinesche abbassate, attività chiuse e aree interne abbandonate – nonostante lo sci, nonostante il turismo di massa – c’è un’inversione di tendenza. Negli ultimi cinque anni, tra Alpi e Appennini, il saldo tra nuovi residenti e fuoriuscite, almeno per quanto riguarda lo spostamento di residenza, è positivo. Lo certifica il Rapporto Montagne Italia 2025 dell’Uncem. E allora Andrea Membretti è andato sul campo. Per la verità, sul campo c’è sempre stato – e, neanche a dirlo, ancor prima della pubblicazione del dossier dell’Uncem – dal momento che da anni si occupa di comunità montane, poiché tra i fondatori di Riabitare l’Italia e tra i coordinatori del progetto Scuola di montagna con l’Università di Torino. Ma questa volta si è fatto accompagnare niente di meno che da Karl Marx. E le riflessioni (di entrambi, viene da dire) sono finite in un bel libro, edito da People in collaborazione con L’Altra montagna, dal titolo Diventare montanari (14 euro, 155 pagine).

Prima l’ossatura delle ricerche scientifiche di Membretti, che innanzitutto è sociologo all’Università di Pavia e alla Bicocca, con un occhio a un nuovo, dirimente fattore che ha tenuto in considerazione nella sua indagine: i cambiamenti climatici e la volontà di adattarsi ad essi. Prima l’ossatura, dicevamo, in mezzo gli spunti, le domande, i crampi mentali per i quali forse allo stato attuale delle cose non abbiamo una risposta definitiva. Ma che servono a ragionare. E, vivaddio, a orientarci. E quindi, le classi sociali. Sì, quelle che la narrazione capitalista vorrebbe seppellire, ma che a fronte di un mondo sempre più diseguale, polarizzato, diviso tra ricchi e poveri, esistono. E dunque i nuovi montanari di Membretti sono principalmente tre. Quelli che lui raggruppa in upper class, middle class e under class.