34 persone sono state arrestate o messe agli arresti domiciliari tra Sicilia e Calabria con accuse a vario titolo per aver rubato e rivenduto reperti rubati da diversi siti archeologici nelle due regioni, che in diversi casi erano poi finiti in Germania e Regno Unito. Le misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Roma in seguito a due indagini condotte parallelamente dalla procura di Catanzaro e da quella di Catania, che aveva cominciato a indagare nel 2021 a seguito di una denuncia di scavi clandestini al sito di Eraclea Minoa, in provincia di Agrigento. Tra le accuse ci sono quelle di associazione a delinquere, di furto e ricettazione di beni culturali.

In Sicilia le persone coinvolte sono in totale 45: nove sono in carcere e 14 sono agli arresti domiciliari, mentre 17 hanno l’obbligo di dimora, quattro l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, e al titolare di una casa d’aste è stato sospeso l’esercizio d’impresa. Durante le indagini sono stati individuati almeno 76 scavi clandestini e, nel catanese, un laboratorio usato per produrre falsi manufatti. Sono inoltre stati sequestrati oltre 10mila reperti, tra cui vasi di terracotta, anelli di bronzo, fibbie e punte di freccia, oltre a circa 7mila monete risalenti al periodo compreso tra il quinto secolo avanti Cristo e il secondo dopo Cristo, per un valore stimato di circa 17 milioni di euro.