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12 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 16:21

Per decenni ha tenuto compagnia a milioni di bambine che ci hanno giocato inventando le storie più disparate, oggi la Barbie è motivo di polemica politica. Succede ad Arcore, città amministrata da Fdi in provincia di Monza e Brianza, dove dal 6 dicembre al 18 gennaio 2026 è possibile visitare la mostra “Le donne: 500 fashion Barbie dolls” presso Villa Borromeo d’Adda. L’iniziativa è promossa dall’amministrazione comunale in chiusura del mese di novembre dedicato alla lotta alla violenza di genere. E proprio la scelta di legare l’evento alla battaglia per la prevenzione, ha suscitato numerose contestazioni. È il caso di Carla Giuzzi, responsabile diritti segreteria Sinistra Italiana Monza e Brianza, che in un post su Facebook, pur definendo “meritevole” l’intenzione di destinare il ricavato delle offerte alla Caritas della Comunità pastorale Sant’Apollinare, parla della celebre bambola come di “un modello di donna che è alla base della violenza di genere in quanto vista solo come ‘un oggetto’ da possedere”.

Se Valentino Damiano Donghi, direttore artistico della mostra, la descrive come “un racconto sul femminile e di tutto quello che le donne sono riuscite a realizzare nonostante gli uomini”, c’è chi si interroga su come sia possibile portare un contributo alla lotta contro la violenza di genere servendosi della Barbie, modello per eccellenza della donna-oggetto. Scrive Giuzzi sui social: “Il suo aspetto fisico, alta, bionda, occhi azzurri, vita stretta e gambe lunghe ha condizionato generazioni di bambine a seguire il modello di donna stereotipato che veicolava e non è bastato vestirla da scienziata, poliziotta o pilota d’aereo. Un modello di donna che è alla base della violenza di genere in quanto vista solo come ‘un oggetto’ da possedere. La volontà di possesso costituisce uno dei primi fattori da combattere per eliminare la violenza sulla donna”.