È polemica ad Arcore per la mostra Le Donne 500 fashion Barbie Dolls, voluta a Villa Borromeo dall'amministrazione comunale guidata da Maurizio Bono a chiusura del mese di novembre dedicato al contrasto alla violenza di genere. L'iniziativa è stata criticata da Carla Giuzzi, responsabile diritti della segreteria provinciale di Sinistra Italiana, per la quale la bambola Barbie non è adatta per spiegare il percorso di emancipazione delle donne e rappresenta «un modello di donna che è alla base della violenza di genere in quanto vista solo come “un oggetto” da possedere». Ancora, per la Giuzzi, l'aspetto fisico di Barbie «ha condizionato generazioni di bambine a seguire il modello di donna stereotipato che veicolava e non è bastato vestirla da scienziata, poliziotta o pilota d'aereo».

Dunque se la bambina gioca col bambolotto-figlio le si inculca un ruolo imposto dal patriarcato ma avviene lo stesso se gioca con la Barbie e si sente incline alla frivolezza. Ovviamente queste sono le elucubrazioni mentali del neofemminismo ideologico e lontano dalla realtà, perché in tutto il mondo Barbie è un'icona celebrata e ammirata e il recente film a lei dedicato è stato anche letto come un messaggio femminista sia pure in chiave soft. Non solo la bambola, anche il colore rosa è visto dalle femministe come fumo negli occhi. Quando nel 2013 fu inaugurata a Berlino la Dreamhouse, la casa di Barbie a grandezza naturale che aveva già debuttato in Florida, le femministe che coniarono lo slogan: «Il rosa puzza».