Pochi lo chiamano: Stadio Meazza, come si dovrebbe, anche dopo l’intitolazione del 1980 al grande campione dell’Inter e per breve tempo, anche del Milan, i più continuano a chiamarlo San Siro dal nome del quartiere che lo ospita, a sua volta, così nominato da una chiesa storica dedicata, appunto al Santo, primo vescovo di Pavia. Ma non è questo il solo riferimento “liturgico” che lo riguarda, un altro segue... Oltre ai due nomi, ancora entrambi correnti, si potrebbe anche aggiungere che, in realtà, più che di “uno” ce ne siano, almeno “tre in uno” di “stadi”, di tale entità e così rigeneranti le ristrutturazioni, per così dire, “creative”, dall’anno dell’inaugurazione ad oggi, da costituire una sorta di “trinità” architettonica. E qui si evoca decisamente il “sacro”... Inaugurato nel ’26, come proprietà della squadra del Milan, dall’allora Presidente Piero Pirelli, su progetto dell’Arch. Ulisse Stacchini, lo stesso della Stazione Centrale, nel 1935, acquistato dal comune, venne, da subito e notevolmente, ampliato (su progetto dell’Arch. M. Perlasca e dell’Ing. G. Bertera.).

Tra il ’37 ed il’39 la capienza dagli originari 35.000 arrivò a quasi 100.000 posti, con la chiusura dei distacchi tra gli spalti e l’elevazione delle due curve, formando così in unica gradinata. Negli anni cinquanta, venne il “secondo anello” (Arch. A. Ronca ed Ing. F. Calzolari): una gradinata sovrapposta a quella esistente ed anche allora non mancarono contestazioni e ricorsi, uno, presentato dalla società di gestione dell’adiacente ippodromo, venne accolto dal Consiglio di Stato, ma il Comune se la cavò con un risarcimento e lo stadio ristrutturato venne riaperto. Nella prima partita, dopo l’inaugurazione il Milan vinse 4-1 sulla Dinamo Mosca. Altra ingente ristrutturazione avvenne, in occasione degli europei dell’80. Infine, designata l’Italia, come Paese organizzatore dei mondiali del ’90: il “terzo anello”, la più imponente trasformazione degli ultimi 40 anni, che mutò radicalmente la conformazione dello stadio, con la visibilissima aggiunta di 11 torricini, quattro agli angoli e due per lato (Arch. G. Ragazzi ed E. Hoffer ed Ing. L. Finzi ed E. Nova) tutti utilizzabili come scale a spirale per l’accesso alle tribune e per i quattro angolari, come sostegno alla caratteristica copertura, realizzata in travature d’acciaio.