È la somma che fa il totale, diceva Totò. Nella cucina italiana il totale è impressionante e gli addendi per la somma sono talmente tanti che ne sfugge sempre qualcuno. E allora sopra a “Italia” il bollino di patrimonio Unesco ci sta tutto. È il capello che non deve stare in cucina, neppure se spaccato in quattro come fa Domani che aggiunge a forza l’ingrediente sbagliato: la venatura politica, che c’entra come i cavoli a merenda. Secondo il quotidiano debenedettian-progressista sarebbe colpa del governo di destra, sovranista, populista, conservatore e pure imbroglioncello e pressante, se il mondo l’ha bevuta e ha dato alla nostra tradizione l’etichetta di patrimonio immateriale dell’umanità. Se la cucina italiana è un’invenzione, come ci si ostina a voler ribadire, andrebbero fatti i complimenti a chi l’ha inventata, perché la ciambella è lievitata bene ed è fuori pure col buco. La polemica d’aria fritta accompagnata dalla tempesta in un bicchiere d’acqua minerale manda in brodo di giuggiole gli snob del sushi in terrazza che schifano la mozzarella in carrozza in trattoria.

La tradizione culinaria italiana è una formidabile sovrapposizione e contaminazione di localismi e regionalismi, unico brodo di coltura di una cultura che inventò i Comuni, l’arte e la bellezza, anche tra pentole e pignatte, mentre altrove si assemblavano gli stati nazionali. Pensiamo all’Inghilterra e alle sue specialità a tavola per ritenerci, almeno da questo punto di vista, assai fortunati a non deliziarci col pudding e con fish and chips. Che poi rane e lumache ci uniscano ai francesi, de gustibus. Quanto al resto, ed è tantissimo, non c’è partita. In Italia puoi mangiare formaggio tutti i giorni e per esaurire l’elenco ci vorrebbe un anno e mezzo. E infatti all’estero imitano i formaggi italiani con nomi assonanti per ingannare i consumatori, mica le giuncate del Montenegro o i caprini d’Albania. Il cuoco di Caterina de’ Medici inventò il gelato e la regina Bona Sforza portò le verdure in Polonia, tanto che in polacco gli ortaggi si chiamano ancora oggi “cose italiane”, quando allora Italia era solo sinonimo di Penisola. Raffaele Esposito battezzò Margherita come la regina la pizza tricolore simbolo di Napoli, patria pure del caffè di cui non un solo chicco è italiano. Questo è il Paese dove una cosa proveniente dalla Cina, gli spaghetti, e una cosa arrivata dall’America, il pomodoro, sono state messe insieme e con mille varianti.