Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
L’esercito thailandese sospetta che operatori stranieri guidino i droni suicidi usati dalla Cambogia nei recenti scontri di confine, alimentando nuove tensioni e accuse incrociate tra i due Paesi
I droni suicidi utilizzati dalla Cambogia lungo il confine con la Thailandia non sarebbero stati controllati da soldati cambogiani ma da operatori stranieri che parlavano inglese. È questa la clamorosa indiscrezione rilanciata dall'esercito thailandese e rilanciata dai media di Bangkok. Il Second Army Area, la componente militare responsabile della Thailandia nord-orientale, ha parlato di intercettazioni radio "in lingua inglese" durante gli attacchi e ha notato una sospetta abilità con cui i droni FPV (First Person View, pilotati in tempo reale) si sono mossi per colpire postazioni thailandesi. Ecco che cosa è emerso.
Secondo quanto riportato dal Bangkok Post, le unità thailandesi ritengono che ogni drone suicida usato dalla Cambogia fosse dotato di un proiettile da mortaio da 82 mm, rilasciato vicino o all'interno di bunker, con l'intento di causare feriti tra i soldati thailandesi. Le forze di Bangkok avrebbero poi osservato gruppi di motociclisti che si allontanavano verso l'interno della Cambogia subito dopo gli attacchi. Questo particolare ha rinforzato i sospetti di una presenza di operatori non cambogiani sul terreno. Tali avvistamenti sono avvenuti nella zona di Chong An Ma, nella provincia di Ubon Ratchathani.






