Una lettera aperta alle istituzioni e alla popolazione dell'intero Canavese: «Non lasciateci soli». L'hanno scritta gli oltre 700 lavoratori di Konecta Ivrea, la multinazionale spagnola che la scorsa settimana, come un fulmine a ciel sereno, ha annunciato l'accorpamento delle sedi piemontesi (Asti, Ivrea e Torino) in un'unica sede nel capoluogo. Un terremoto economico, occupazionale, sociale e personale per le oltre mille famiglie coinvolte da questa decisione: 700 a Ivrea, come detto, e 400 ad Asti.
Lavoratori part-time a rischio
Il trasferimento a Torino comporterebbe un impoverimento delle città dove le sedi Konecta rappresentano uno dei principali insediamenti industriali, come numero di addetti. «Per un gran numero di lavoratrici e lavoratori con contratti part time le spese per il trasferimento diventerebbero insostenibili e il tempo di viaggio renderebbe in molti casi improponibile la gestione di lavoro e impegni famigliari – scrivono i lavoratori, in gran parte operatori call-center – in parole povere, ma estremamente chiare e concrete, questi “trasferimenti” significano lasciare a casa le persone. Perché un part time terzo livello a quattro ore porta a casa un salario che si aggira sui 750 euro, 1100 un tempo pieno. Va da sé che accollarsi le spese del viaggio e il tempo di percorrenza si traduce in una pesante penalizzazione che rischia di mettere le persone davanti a una scelta. Diventa assurdo e immorale pensare che recarsi al lavoro sia un lusso che non tutti possono permettersi».






