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Nemo, che ha vinto nel 2024, sostiene che la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite abbia parlato di "genocidio" per quanto accaduto a Gaza: ma non è vero
Continua la protesta dei Paesi, ora che dei singoli, contro l'Ebu per non aver lasciato fuori Israele dalla competizione dell'Eurovision. La presa di posizione è politica, più che utile alla causa, e la sensazione è che le decisioni prese dai Paesi che hanno annunciato il boicotaggio della kermesse siano frutto di calcoli elettorali: una soluzione che tiene tranquilli i pro Pal, attivi in tutta Europa e, al tempo stesso, può essere utile per recuperare qualche consenso. L'Italia, così come la Germania e la maggior parte dei Paesi, hanno deciso di non ritirarsi e ora, quasi in protesta con il proprio Paese che non ha annunciato il ritiro, è stato lo svizzero Nemo a voler dire la sua.
"L'anno scorso ho vinto l'Eurovision e con esso mi è stato assegnato il trofeo. E anche se sono immensamente grato alla comunità che ha creato questo concorso e a tutto ciò che questa esperienza mi ha insegnato, sia come persona che come artista, oggi non sento più che questo trofeo debba essere sul mio scaffale", ha dichiarato Nemo sui social facendo riferimento alla vittoria del 2024 della kermesse, che ha portato l'Eurovision lo scorso anno in Svizzera, a Ginevra. L'Eurovision, ha aggiunto Nemo, "si definisce simbolo di unità, inclusione e dignità per tutti. Questi valori hanno reso questo concorso significativo per me. Ma la continua partecipazione di Israele, durante quello che la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite ha definito un genocidio, mostra un chiaro conflitto tra questi ideali e le decisioni prese dall'Ebu". Ma la decisione di Nemo si basa su un errore fattuale: nessuno ha mai definito quanto accade a Gaza un "genocidio", se non le organizzazioni internazionali esterne all'Onu.






