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Ultimo aggiornamento: 7:30

Quasi nello stesso momento nel quale si festeggiava l’assegnazione alla cucina italiana del riconoscimento Unesco di patrimonio dell’umanità, i dati Istat gelavano il vuoto ottimismo governativo sullo stato dell’industria.

Dopo quasi due anni di calo continuativo della produzione industriale, nello scorso mese di settembre c’era stata un ripresa. La crisi è industriale è finita, avevano subito proclamato i seguaci di Giorgia Meloni, che prima avevano negato l’esistenza stessa della crisi. Invece i dati di ottobre hanno registrato un nuovo calo per tutti i settori manifatturieri, non compensato dalla tenue crescita del settore dell’energia. Si è così confermata la tendenza di fondo alla stagnazione e contrazione del sistema industriale italiano, una tendenza che è lo specchio della regressione economica e sociale complessiva del paese.

L’Italia è ancora il secondo paese industriale d’Europa, dopo la Germania. Ma la crisi è aggravata proprio dalla subordinazione del nostro sistema produttivo a quello tedesco, entrato in una fase di stagnazione e recessione strategica. A peggiorare la situazione c’è qui la distruzione dell’industria automobilistica, la cui produzione crolla più del 20%.