È chiaro, dunque, che la situazione rischi di sfuggire di mano, come testimoniato anche dalla giornalista Francesca Barra. Segnata dalla sua triste esperienza, racconta di essersi sentita «umiliata» e «spezzata» nel vedere sue foto di nudo generate dall’IA, denunciando anche la difficoltà di far rimuovere questi contenuti dai server esteri per mancanza di normative comuni. La tenacia però ha avuto la meglio per la giornalista che ha denunciato prontamente, ricordando alla platea la tragedia di Carolina Picchio, prima vittima di cyberbullismo toltasi la vita a 14 anni. «Non c’è niente di divertente nel commettere un reato», ribadisce la Barra, criticando chi nei media sminuisce questi eventi. Un concetto rafforzato poi dal magistrato Valerio De Gioia, il quale ha evidenziato due aspetti: l’ignoranza di chi crede che queste siano «goliardate» e la tempestività della legge. De Gioia ha chiarito però che le pene sono severe: fino a 5 anni per la diffusione di deep fake e fino a 10 anni di reclusione per l’estorsione, reato che ha colpito Raoul Bova.
Atreju, Arianna Meloni e Raoul Bova insieme contro deep fake e odio social
«Siamo davanti ad un bivio, dobbiamo gestirlo: è l’uomo a dover governare la macchina, non subirla». Con queste parole, Arian...
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