Incremento dei linfociti, anemia, ingrossamento dei linfonodi, carenza di piastrine sono i principali segnali della leucemia linfatica cronica, la più frequente fra le leucemie negli adulti nei paesi occidentali: nel 2024, in Italia, sono stati stimati circa 2.750 nuovi casi. Una delle maggiori sfide nel trattamento dei pazienti, che in genere ricevono la diagnosi dopo i 70 anni e spesso presentano anche altre malattie, è trovare opzioni terapeutiche efficaci a lungo termine e ben tollerate. In questo scenario arrivano delle buone notizie dal Congresso della Società Americana di Ematologia (Ash), che si è svolto a Orlando (Florida). I nuovi dati presentati dimostrano che zanubrutinib continua ad avere un’efficacia a lungo termine senza precedenti con un profilo di sicurezza favorevole in più di sei anni di follow-up nei pazienti con leucemia linfatica cronica o con linfoma linfocitico a piccole cellule naïve al trattamento.

Leucemia linfatica cronica, dati positivi per i pazienti ad alto rischio

04 Giugno 2025

“Il follow-up esteso dello studio Sequoia rafforza le evidenze a favore dell'uso di zanubrutinib. I pazienti continuano a mostrare un controllo della malattia duraturo e una sicurezza consistente nei bracci dello studio, tra cui i sottotipi genetici di leucemia linfatica cronica più difficili da trattare”, afferma Paolo Ghia, Direttore del Programma di Ricerca Strategica sulla Leucemia Linfatica Cronica all’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università Vita-Salute San Raffaele.