Acalabrutinib è una terapia mirata; il suo bersaglio si chiama Btk e colpirlo può fare la differenza nel trattamento di alcuni tumori del sangue. Lo dimostrano tre studi presentati al Congresso della Società americana di ematologia (American Society of Hematology, ASH). Lo studio Ampplify ha dimostrato che 9 pazienti su 10 con leucemia linfatica cronica trattati in prima linea con acalabrutinib in combinazione con venetoclax, un nuovo regime completamente orale a durata fissa, sono liberi dal trattamento a 3 anni. Nello studio Echo, acalabrutinib in combinazione con chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab), nel trattamento di prima linea dei pazienti con linfoma mantellare, ha dimostrato una riduzione del 24% del rischio di iniziare una terapia di terza linea o di decesso ed è stata ridotta del 40% la probabilità di progressione precoce della malattia. Infine lo studio TrAVeRse apre prospettive importanti in prima linea per la cura del linfoma mantellare senza chemioterapia: grazie alla tripletta costituita da acalabrutinib più venetoclax e rituximab, il tasso di risposta globale ha raggiunto il 95%.

Leucemia linfatica cronica: malattia sotto controllo per 8 pazienti su 10

12 Dicembre 2024