Si stima che nel mondo vivano 400 milioni di gatti, uno ogni venti persone. Dodici milioni sono in Italia, uno ogni cinque abitanti. È un successo demografico eccezionale, tanto più che la loro domesticazione è recente. Si riteneva che la convivenza uomo-gatto avesse circa diecimila anni – l’età dell’agricoltura, che rese l’uomo stanziale comportando scorte di cibo prese di mira dai topi - e che la domesticazione ne avesse seimila (contro i quarantamila del cane). Ma due studi del genetista Greger Larson (Oxford University) pubblicati il 27 novembre sulle riviste Science e Cell Genomics suggeriscono che i gatti domestici conquistarono Europa, o meglio, gli europei, molto più tardi.

DNA di antichi felini

I ricercatori hanno studiato 225 esemplari di gatto provenienti da 97 siti archeologici in Europa e Anatolia – l’attuale Turchia. I reperti hanno messo a disposizione dei ricercatori 87 genomi felini (i gatti hanno 19 mila geni e 2,7 miliardi basi, quasi come noi) che coprono gli ultimi 11.000 anni. L'analisi rivela che i gatti vissuti prima del 200 a.C. erano ancora selvatici. I loro simili domestici si imposero in Europa solo duemila anni fa e provenivano dal Nord Africa. I genetisti hanno anche scoperto che sono due distinte popolazioni feline ad avere origine nordafricana. Un’avanguardia di gatti selvatici arrivò in Sardegna circa 2.200 anni fa dall'Africa nordoccidentale e diede origine all'attuale popolazione di quell’isola. Una pattuglia successiva raggiunse l'Europa continentale poco prima di 2.000 anni fa. Questo gruppo risulta strettamente imparentato con gli attuali gatti domestici.