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Lo snobismo dell'opposizione contro la festa Fdi. Ma la partecipazione politica non dipende dallo status
La deplorazione contro Atreju e chi vi partecipa schizza rabbiosa da parte degli amareggiati duri e puri specialisti della perspicacia faziosa: dietro la patina di un filtro instagram della trina Giorgia si nasconderebbe la stessa carica di intolleranza e autoritarismo che portò, 27 anni fa i ragazzi di Azione Giovani a organizzare il primo raduno di confronto della destra italiana. Ormai, rivelano afflitti, lo "sbaglio fatale" è fatto e "quelli" sono al potere invece di essere rimasti negli scantinati umidi delle vecchie sedi missine circondati da busti del duce, almeno non partecipiamo ai loro fascioparty fingendo che siano dei moderati. Voci più sofisticate si spingono ad attente ricostruzioni storico-antropologiche sui natali di Atreju come "setta" per conquistare l'attuale metamorfosi: una sorta di festival di Sanremo nazionalpopolare. Dove nazionalpopolare non ha, ça va sans dire, la nobile connotazione gramsciana come fenomeno culturale con radici in tutti gli strati del popolo a esprimere valori storicamente e spiritualmente significativi di un'intera nazione, piuttosto è il tratto distintivo dei "poveretti", ignoranti quando non stupidi. Bizzarro che i mestieranti del discredito abbiano dimenticato il fazzoletto rosso stretto al collo dei loro padri che sacrificavano le ferie per cucinare tagliatelle al sugo da servire nei piatti di plastica del festival dell'Unità mentre l'orchestrina suonava il liscio in attesa dell'intervento di Berlinguer, forse perché nel corso degli anni quel fazzoletto si è stinto.






