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I progressisti alleati del salotto buono: da Fiat e Montedison fino a Telecom
Le differenti visioni in materia di politica economica (ivi inclusi il set delle regole del mercato e la gestione delle partecipazioni statali) sono il sale della democrazia. Non è necessario che tutti siano d'accordo perché dal confronto di opinioni possono nascere anche spunti migliorativi. Ieri, tuttavia, la segretaria del Pd Elly Schlein ha accusato il governo e il ministro dell'Economia Giorgetti, riferendosi alla vicenda Mps-Mediobanca, di aver favorito "scalate di cordate considerate amiche, anziché far rispettare il corretto funzionamento delle regole di mercato".
Come detto, sono opinioni, esprimerle è libertà. Non si può, tuttavia, non notare come in questi ultimi tre anni il Partito democratico, soprattutto con l'avvento di Schlein alla segreteria, si sia schierato a favore dello status quo anziché, da formazione progressista, partecipare a progetti riformisti. E questo non vale solo per la scalata di Monte dei Paschi a Mediobanca, apertamente avversata sebbene abbia di fatto scardinato un sistema di potere quasi secolare, ma anche per la legge Capitali. La nuova norma, infatti, impone ai cda che vogliono presentare proprie liste in assemblea di sottostare a un severo vaglio democratico sia nella formazione con voto maggioritario in consiglio di amministrazione che in assemblea con voto individuale sui singoli candidati. Questa innovazione, in teoria, avrebbe limitato il potere di Mediobanca di riproporre - sempre i medesimi - gli assetti di potere in Generali. Insomma, una questione che al Pd avrebbe dovuto stare a cuore ove si fosse dichiarato contrario alla perpetuazione del "salotto buono".






