Quando il virus mpox ha iniziato a circolare fuori dalle aree africane dove era endemico, la sua diffusione rapida e sostenuta ha messo in difficoltà i sistemi sanitari. Dal 2022 al 2025 si sono registrati oltre 137 mila casi in 132 paesi, numeri che hanno reso evidente la necessità di strumenti di prevenzione più efficaci. Secondo l'ultimo bollettino pubblicato all’inizio della settimana dall'Oms, a ottobre 44 paesi hanno registrato casi di malattia, per un totale di 2.501 contagi e 12 decessi; in Italia sono stati notificati due casi.
Le terapie oggi disponibili non sono particolarmente efficaci: il vaccino induce risposte anticorpali modeste se non si è vaccinati contro il vaiolo, mentre il farmaco tecovirimat non ha ridotto in modo significativo la durata delle lesioni nelle sperimentazioni cliniche. Da qui la corsa della ricerca per trovare nuove soluzioni.
Vaiolo scimmie, l’Oms: “Nuovi casi importati in Europa”
14 Gennaio 2025
Una potrebbe arrivare da un approccio innovativo, che unisce biologia molecolare e intelligenza artificiale per individuare rapidamente i bersagli più vulnerabili del virus, come dimostra uno studio pubblicato su Science Translational Medicine a firma di un gruppo internazionale di ricercatori, in gran parte provenienti da centri di ricerca italiani, fra cui il Biotecnopolo di Siena e Toscana Life Science. Gli studiosi hanno scelto una strategia “agnostica”, analizzando 69 mila cellule B della memoria immunitaria di persone guarite o vaccinate. Invece di partire da una proteina virale nota, hanno isolato direttamente gli anticorpi più efficaci contro il virus vivo e solo dopo hanno cercato di capire a cosa si legassero.






