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La minaccia ibrida cresce: manipolazione dell’opinione pubblica, attacchi cyber e posture più aggressive. Tra pressioni russe e nuovo corso americano, l’Europa entra in una fase strategica delicatissima
Il termine “guerra ibrida”, abusato giornalisticamente parlando (se tutto è guerra ibrida, niente è guerra ibrida), si riferisce ad azioni condotte al di sotto della soglia di innesco di un conflitto armato per portare a compimento dei precisi obiettivi strategici, che spesso e volentieri sono rivolti a indebolire un Paese bersaglio sfruttando la sua architettura democratica, le sue debolezze infrastrutturali, e le sue lacune dal punto di vista dello strumento Difesa, al fine di ottenere un qualche tipo di cambiamento nella sua politica, nella sua capacità di reazione militare, economica, e nella tenuta stessa di un sistema governativo e perfino statale.
Una delle armi preferite, oltre ad azioni classicamente effettuate attraverso strumenti cinetici (come i sabotaggi a infrastrutture o impianti industriali), è la manipolazione dell'opinione pubblica che, in una democrazia liberale, rappresenta un obiettivo privilegiato per minare la tenuta di un governo, o la stessa tenuta sociale. Una manipolazione che si effettua attraverso la diffusione di disinformazione e misinformazione per dividere una popolazione, per screditare le azioni di governo, e perfino per nascondere i propri reali obiettivi strategici.






