Roma, 10 dic. (askanews) – “Il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio immateriale dell’Umanità dall’Unesco è un passaggio storico che valorizza non solo la nostra cultura gastronomica, ma anche le filiere che da sempre ne rappresentano il fulcro, a partire da quella della carne suina e dei salumi”. Così Davide Calderone, direttore di Assica, l’associazione industriali delle carni e dei salumi, commentando il riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio dell’Umanità.
“Il comparto dei salumi italiani continua a essere un punto di forza dell’agroalimentare italiano, anche se oggi si trova a dover affrontare un contesto complesso. Nei primi otto mesi del 2025 (gennaio-agosto) l’export complessivo di salumi italiani ha registrato una crescita di circa il 6% in valore rispetto allo stesso periodo del 2024”.
Anche Cristiano Costantino Loddo, direttore di Salumitalia – Consorzi Indicazione Geografica commenta positivamente la notizia, ricordando che “il nostro comparto rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, con 44 salumi tutelati (21 DOP e 23 IGP), il numero più alto in Europa. Un primato che testimonia la solidità di un sistema produttivo radicato nei territori e fondato su tecniche tradizionali, qualità, sicurezza e continua innovazione. La cultura dei salumi e della carne suina è parte integrante dell’identità alimentare italiana e contribuisce in modo determinante al valore del Made in Italy nel mondo”.
















